ANPI BAZZANO (BO)

Sezione 63° Brigata Bolero

  • 63° Brigata Bolero

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Cenni storici

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“Durante la Resistenza ci battemmo per la libertà di tutti, la nostra,

quella di chi non partecipava, quella di chi era contro;

oggi intendiamo continuare ad operare perchè Essa sia sempre più piena,

ricca, garantita.”

Arrigo Boldrini “Bulow”


La 63° Brigata Bolero

Clicca per visualizzare  Storia e foto della Brigata

La 63° Brigata Bolero operava su di un territorio molto vasto, una sorta di quadrilatero composto da luoghi morfologicamente molto diversi: dalle risaie attorno a san Giovanni in Persiceto, alla pianura che circonda Anola dell’Emilia, dalle colline di Calderino e Monte San Pietro, al fiume Setta fino alla zona di Monte Ombraro. Il carattere così variegato del suo insediamento spiega la sua particolare struttura, la 63° era infatti composta da gruppi SAP e GAP, operanti nelle zone di pianura, mentre sulle colline vi erano le squadre partigiane che si trovarono anche a sostenere scontri frontali in campo aperto come quello del Rasiglio del 8 ottobre 1944. Ora Rasiglio è anche luogo della  memoria, una delle possibili tappe di un viaggio verso i segni della storia che ancora sono presenti sul territorio.

Bolero è il signore senza cappello


Partigiani e società civile

Importanti in modo particolare furono le relazioni tra la popolazione e i partigiani, uno degli elementi fondamentali che ci possono permettere di meglio comprendere la Resistenza e di inserirla nel contesto della guerra e delle sofferenze da questa causata ai civili. Nel secondo conflitto mondiale, infatti, tutta la popolazione fu coinvolta in certi sensi in prima linea. I soldati tedeschi erano dislocati su tutto il territorio e i bombardamenti causavano morti fra i civili, quindi anche soggetti fino a quel momento risparmiati dalla guerra, quali anziani, bambini e donne, furono pienamente coinvolti.

In questo contesto le donne divennero protagoniste: dovettero fare fronte ai razionamenti e ai bombardamenti e decisero di lottare assieme ai partigiani per accelerare la fini del conflitto e del fascismo. Le donne ebbero i ruoli di staffetta, di infermiera, di vivandiera, ma non esitarono a scendere in piazza per chiedere pane, libertà e pace. Fu anche grazie a questo importante impegno che, nel dopoguerra, acquisirono il diritto di voto e si impegnarono sempre di più nella vita politica.

Clicca per visualizzare il documento sulle donne partigiane

Fonte: Mostra storico-documentaria “Dai Monti alla via Emilia” allestita dai comuni della Bazzanese e dalle sezioni ANPI della zona per il 60° anniversario della Liberazione
 
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